2025: Capodanno a Oslo

Ci siamo preparati come al solito in anticipo, partenza da Malpensa, un po’ per organizzare bene le ferie di Natale, un po’ perché i voli a cavallo di capodanno costano sempre parecchio. Il volo di rientro il 1 gennaio al mattino ci ha permesso di risparmiare un bel po’, sono pochi quelli che amano fare la levataccia alle 6:00, ancor meno il primo giorno dell’anno. Considerato poi il costo della vita della città, veramente alto, forse, per mia esperienza, battuto solo da Copenhagen, un po’ di risparmio complessivo sul piano voli non ha fatto poi così male.

Detto questo: credo che Oslo abbia tantissimo da offrire, magari con la stagione estiva, tanta più luce e tutte le attività all’aperto che si possono fare senza essere vestiti con una decina di strati tipo sherpa, come me (che, ammetto, sono parecchio freddolosa), potrebbe valere ancor più la pena. Non è detto che non ci tornerò col sole di mezzanotte!

Oslo è decisamente ben servita con i mezzi, circa mezz’ora di treno dall’aeroporto e si arriva alla stazione centrale. Noi non abbiamo mai preso la metropolitana, che perlopiù serve la zona periferica e i dintorni della città, ma rimanendo all’interno del centro e dei quartieri principali ci siamo serviti dei tram a rotaie e dei classici autobus. Mai avuto problemi, sono puntualissimi, manco a dirlo, e passano circa ogni quindici minuti. Abbiamo scelto di farci l’Oslo Pass, non si può che attivare una volta in loco dall’apposita app, oppure andare in un tourist office di persona. Optato per il più lungo, quello di settantadue ore: sono compresi tutti i mezzi di trasporto e i musei (anche questi non hanno un costo bassissimo), se si è intenzionati a vederli, cosa che sarebbe stupido non fare, perchè sono talmente innovativi, interattivi e ben congeniati che ne vale assolutamente la pena. Angolini speciali per intrattenere i bimbi in quasi tutte le stanze, per farli approcciare all'arte e creare simpatici diversivi che non li fanno annoiare. Altro che family friendly, a-h-o Ministra della Famiglia e di che altro italiana, qui sono avanti di dieci spanne, c'è solo da imparare. 

Prima cena al mercato coperto, quello meno noto, l’Oslo street food, veramente a tre minuti a piedi dalla nostra casa, un sogno: check-in, bagagli in camera e di nuovo fuori per un hamburger. 

Alle 10:00 dell'indomani, dopo lunga e accurata vestizione tecnica a millefoglie (la cipolla con me non rende l'idea!) eravamo già in pista con il free guide tour, prenotato dall’Italia qualche giorno prima, che per me resta da sempre la migliore esperienza per entrare subito in contatto con la città e le sue attrazioni principali. Se la guida è brava, oltre alla storia dei monumenti, ci sono anche folklore, aneddoti e racconti inediti, la nostra Jessy, texana, è stata molto piacevole. 

Partenza dalla celebre Tiger, la nota scultura in bronzo vicino alla stazione, un punto di riferimento iconico per le foto di strada (e no che non c’erano tigri in Norvegia!), passiamo per il Christian IV's Glove e giù fino al porto, le saune pubbliche (incredibili!) e l’Opera house, moderna e futuristica, purtroppo al momento senza la possibilità di passeggiarci sopra per pericolo cadute, visto il ghiaccio. E poi il teatro, l’Ekebergparken con i mercatini di Natale e la ruota panoramica, il Royal Palace (ma i reali non lo abitano, un po’ sciapo in effetti, rispetto a quello di altre capitali), fino alla piazza antistante il Parlamento, con le sue bandiere svettanti.

Con l’ultima luce del giorno (che in questo periodo inizia a calare drasticamente verso le due del pomeriggio) siamo stati al parco di Vigeland, una sorpresa inaspettata: così scenografico, unico al mondo, centinaia di sculture di nudi che raccontano le fasi della vita dell’uomo, l’ho trovato misterioso e inusuale. Passeggiata e caffè con una fetta di torta nel quartiere Frogner, famoso per per l’architettura e le case da rivista. Elegantemente chic, ci è piaciuto molto.

Visitiamo poi la meravigliosa biblioteca Deichmann Bjørvika: come in tutto il Nord Europa, una community che va ben oltre i libri e la lettura. Incredibile, da accoccolarsi lì in tuta e calzettoni per un'intera giornata, con un thermos di the e cosette a caso da fare. Un sogno.

Ci riserviamo il museo di Munch e il museo nazionale per l’indomani. Nota: il lunedì è il giorno di chiusura dei musei - e questi mica han pensato di fare eccezione vista la settimana di turismo e le vacanze di Natale, macchè - il 31 dicembre i musei e gli edifici pubblici principali sono perlopiù chiusi o fanno un’apertura di sola mezza giornata, fino alle 14:00, il primo gennaio chiusura sacrosanta per il giorno di festa. 

Il nostro periodo era rischioso e in effetti qualcosa ci siamo persi, tra aperture e chiusure assolutamente fiscali, qualche negozio chiuso per ferie fino al 1 gennaio, diversi edifici pubblici non visitabili se non con orari stringati e non sempre compatibili con i nostri… beh, pazienza, era da mettere in conto. C’eravamo preparati, ma qualcosa scappa sempre: bisogna organizzarsi un po', soprattutto se il tempo è poco, come nel nostro caso, e a nostre spese abbiamo capito che non sempre la rete (ahimè) è aggiornata.

Il secondo giorno gran giretto mattutino a Grünerløkka, un quartiere alla moda e dall'arietta bohémien con caffè, bar, negozi second hand, vintage e un po’ di street art. I negozi non aprono prima delle 11.00, le strade si risvegliano con calma. Sono entrata in qualche negozio di usato, qui la più famosa è la catena Uff. Carina, ma ho visto di meglio, come pezzi in vendita e soprattutto come prezzi. E finalmente il pranzo al famosissimo Mathallen, un mercato coperto con banchi dove comprare cibo, ma anche stand di varie cucine internazionali. Prezzi decisamente norvegesi (… posso dirlo? E che faticaaa!), ma immagino comunque più bassi rispetto a quelli dei ristoranti in zona, ai quali non ci siamo manco approcciati, un bed and breakfast con uso cucina è stato assolutamente comodo, anche solo per un bel piatto di spaghetti salva cena. 

Nel primo pomeriggio passeggiata al freddino lungo il fiume Akerselva, inciampiamo nell’Istituto nazionale d’arte, un bellissimo edificio di mattoni rossi. Oggi non ci scappano i due musei principali, quelli che non potevo proprio perdere, il Nationalmuseet (occhio: oltre che esserci 90 stanze con cotanta roba da far girar la testa, dall'anno Mille circa all'arte contemporanea, è qui il Munch più famoso con il suo The Scream!) e il Munch Museum, che Edvard di mostri dentro ne aveva eccome, altro che demogorgoni. E solo lui poteva renderli così belli e brutali allo stesso tempo: attuale come non mai. Ci sarebbe da dedicare un giorno a ciascuno, non scherzo, mi hanno entrambi estasiato per la loro bellezza, una sorta di sindrome da Stendhal! Peccato per una chiusura secondo me un pochino anzitempo, considerate le ore di buio invernale e il tempo da impiegare necessariamente un po' al chiuso, anche per ritemprarsi dal freddo, le 18:00 sono troppo presto, cavoli! (... una deroga almeno per le due settimane delle vacanze natalizie, no?!). Visto solo da fuori l’edificio del Nobel Peace Center, ma-mannaggia-a-me, pensavo che sarei ritornata l’indomani, alla sera scopro che l’ultimo giorno dell’anno fa chiusura totale. Grrr. 

Per l’ultimo giorno intero, nonché l’ultimo giorno del 2025, torniamo al porto, che è un po’ il punto focale della città, ti abbaglia di quella luce morbida del Nord e di vitalità, passeggiatina e qualche foto nell’area dell’Opera House. Bus e isola dei musei (in realtà è una penisola raggiungibile via terra), denominata Bjørvika, abbiamo tempo solo per un giretto al Folk museum. Bello, una ricostruzione storica dal Medioevo a oggi piena di spunti interessanti, solo che l'arietta gelida e almeno un paio di gradi meno che in città, visto lo spazio aperto (il che non giocava proprio a mio favore...), me lo immagino forse più allettante d’estate, magari anche più animato.

Ci siamo! Alle 13:00 ci dobbiamo ritrovare al porto perché abbiamo prenotato due ore di crociera nel fiordo con un veliero. Full booked, fortuna la prenotazione era stata pensata dall'Italia. La vista del porto dal mare è incantevole! Solo un piccolo cambio di programma, ci danno la possibilità di scendere dopo un’ora di navigazione, in effetti il freddo pungente iniziava a farsi sentire, ma soprattutto avevamo già visto e fotografato buona parte di questo arcipelago infinito, gli isolotti, le case vacanza colorate, il faro dei matrimoni, persino una foca che nuotava tra le lastre di ghiaccio! Decidiamo allora di scendere e rientrare via terra. Ottima scelta: visitiamo il museo Fram, che non era previsto, ma è stata una bellissima sorpresa, riusciamo persino ad assaggiare nella caffetteria (e per fortuna che c’era giusto quella aperta!) il waffle più famoso, quello col formaggio di capra abbrustolito, il brunost vaffle - in norvegese si scrive così - con una bella cucchiaiata di marmellata di fragole sopra. Le falangi delle mie dita intirizzite riprendono timidamente vita.

Cena (beh, direi aperitivo, vista l’ora!) di capodanno ai mercatini di Natale, una bancarella con Mac & cheese che divoriamo al freddo, ma davanti ad uno dei tanti fuocherelli accesi, c’è un sacco di gente, una bellissima atmosfera di festa e condivisione. E poi a casa per le 20:30, check in on line, zaini pronti per l’indomani e sotto la piega con una pizza della bakery all'angolo per l’ultima puntata di Stranger Things, prima del gran finale che uscirà domani, attesa trepidante! E siamo fortunati: il nostro lucernario ci consente una bellissima e inaspettata vista sui fuochi di capodanno al calduccio!

Qualche considerazione: nonostante il freddo, il Nord mi affascina da sempre, felicissima della scelta fatta, quel senso di calore, comfort, intimità e felicità nelle piccole cose, specialmente durante l'inverno, che qui ho scoperto chiamarsi koselig, è qualcosa che si trova nelle lucine, lungo le strade, nelle candele e nelle lampade calde alle finestre, nel legno di tanti locali, nella cura per i dettagli, nelle decorazioni dorate, nei tessuti, nel knitting: insomma, non si riesce a spiegare se non si vede. 

I norvegesi son proprio tosti e proprio belli, madonnina se son belli. I bimbi hanno la faccia da folletto, stupendissime cuffie di lana colorata e vestitini da fate o elfi. Le ragazze e le donne di Oslo sono di un altro pianeta. Girano perlopiù col cappottino e senza sciarpa o con finti pellicciotti vintage che pare siano molto in voga al momento, i capelli al vento o con fiocchi da princess, al massimo un paraorecchie che non rovina l’hairstyle, stivaletti e collant oppure mocassini e calzette, cioè: tipo me ad aprile, ecco. E sono super, miodio che gran tope, delle Barbie con il nasino sottile, gli zigomi scolpiti dal Canova e le chiome fluenti da pubblicità della Garnier. Chiunque potrebbe tranquillamente candidarsi a Miss Norvegia, e magari l’ha anche fatto: la tua vicina di autobus, l’addetta alla reception di un museo, la passante con il suo caffè pret-à-porter. Gli uomini discendono inequivocabilmente dai vichinghi, si tuffano nelle acque gelide che io manco alla Vittorino a luglio. Quella che loro chiamano friluftsliv, la vita all’aria aperta, è decisamente importante qui. E poi passeggiano e corrono guizzanti come gazzelle in calzoncini corti a qualsiasi ora del giorno, con temperature decisamente sotto lo zero. Avercene.

Che ci sia l'occasione per una capatina estiva, sotto tutt'altra luce?!