2024: week-end lungo a Porto

Il sole che quando esce scalda la pelle e illumina i colori delle case di un calore così bello; il ponte Dom Luís sul Douro, che da attraversare a piedi lassù è veramente magico, i mercados con profusioni di bacalhau; il vino dolce e tutta la sua storia, che un po’ mi ricorda quello che usava la mia nonna per fare le scaloppine col purè (… e il Porto tonico?!); le viette con le tabernas e i panni stesi incuranti delle nuvole cariche di pioggia; gli scorci dall’alto sui tetti rossi; il vento nei capelli e l’odore di salsedine; il meteo ballerino come la musica nelle piazzette e nei mille angoli della città; le chiese da raggiungere magari con un Tuk Tuk, che qui i turisti e i tripeiros, come si chiamano i locals, ci escono veramente pazzi: quelle con gli azulejos sulla facciata gotica, quelle che una volta entrati le giri con il naso all’insù per tutta la bellezza di quell’oro barocco.

Porto è una città allegra e modaiola, vivace, ma non caotica, la seconda più popolata del Portogallo dopo Lisbona, perfetta per un ponte o un lungo week-end, ma vi assicuro che anche in una settimana, immaginando di noleggiare un’auto o fare una gitarella in bus nell’entroterra, si sarebbe usato benissimo tutto il tempo!

Tre giorni pieni in città, il centro storico è stato proclamato patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

Il primo giorno ci siamo girati il quartiere della Ribeira, che ho trovato il più vivace e il più caruccio della città. Noi dormivamo proprio lì, casina in una corte dietro ad una cancellata sicura, con codice d'ingresso, straconsigliato avere una camera in una delle viette laterali, che sono silenziosissime e protette dal passaggio di pedoni e turisti chiassosi!

Dalla simpatica Rua das Flores siamo arrivati al Mercado Ferreira Borges, uno spazio coperto di bancarelle artigianali. Visto da fuori il bel Palácio da Bolsa, abbiamo scelto di saltare la visita guidata per tenercela per un pomeriggio di pioggia (ma di fatto poi non l’abbiamo mai incastrato!), considerata la mattinata di sole (e soprattutto la variabilità del meteo, che qui pare essere una costante!) abbiamo approfittato per respirare il Douro, che io definirei veramente il cuore pulsante della città, in Praça da Ribeira, belli spaparanzati a gustare il passeggio locale e turistico e a guardare il fiume che scorreva sotto di noi, un po’ come Eraclito milioni di secoli fa. Le Escadas do Codeçal sono troppo suggestive per non vederle, abbiamo rinunciato alla funicolare e ci siamo inerpicati fino alla Catedral Sé do Porto: già i claustros con questi stupendi azulejos celesti meritano la visita! Consiglio: se proprio non sapete quale chiesa visitare, o se il tempo a disposizione è poco, io vi direi di entrare nell’Igreja de São Francisco, fuori romanica e apparentemente piuttosto sobria, dentro un tripudio di oro e barocco, veramente meravigliosa.

Alla sera ho soffiato una candelina in più da Traça, approvatissimo per il buon cibo, il buon servizio, il bel locale: con affaccio su una piazzetta con musica dal vivo e movida, è un ristorantino da infilare in un long week-end per una cena un po’ più chic rispetto alle ruspanti tabernas tipiche che si trovano ovunque nel centro. Meglio prenotare, tutti i posti sono sempre affollatissimi, soprattutto nei fine settimana!

Il secondo giorno abbiamo visitato i quartieri di Aliados e Bolhão, con alcune zone caratteristiche ebraiche: troppa fila dalla storica Libreria Lello potteriana, ahimè solo fotografata da fuori perchè non siamo riusciti ad entrare, a seguire foto di rito all’Igreja dos Clerigos. Sosta nella bellissima Praça Gomes Teixeira, su cui si affaccia l’affascinante Università di Porto, poi impossibile saltare le due chiese attaccate, il biglietto della visita comprende entrambe e vale assolutamente la pena: l’Igreja do Carmo con la sua nota facciata laterale pannellata di azulejos e l’Igreja das Carmelitas, separate dalla ‘sottilissima’ Casa Escondida della quale non si può non conoscere tutta la storia, è incredibile! Parchetto e tappa nel verde della svettante Torre dos Clerigos e poi giù a piedi per la Rua dos Clerigos fino al McDonald's che pare essere il più bello al mondo, stile liberty, vale decisamente anche solo entrare per una visita, è sempre parecchio affollato.

Pausa pranzo al Mercato do Bolhão, abbiam scelto di snobbare le tante sardine, ma ci siam fatti un piatto da asporto di pasta fresca al cacio e tartufo che manco da Felice a Testaccio! Sosta a Porto São Bento, la stazione dei treni, vetrate colorate e azulejos da fotografare.

Immancabile tappa pomeridiana in una cantina con visita guidata, si trovano tutte nel quartiere Vila Nova de Gaia, al di là dal fiume, che merita un bel giretto. E così non potete non attraversare a piedi, occhio solo al ventone, il  celebre ponte Dom Luís I. Noi siamo stati da Burmester, una delle poche cantine che organizza visite in italiano con degustazione finale, consigliatissima!

L’ultimo giorno abbiamo finalmente provato l’ebbrezza dello storico tram giallo, che qui chiamano 'electrico', linea 18 verso il mare, ci mette una quarantina di minuti al massimo. E d’altra parte dove si può andare con una giornatina con un cielo promettente e la brezza leggera?! (… ehm, sappiate che programmare le cose da fare può essere parecchio dura con un meteo così mosso dalle nuvole che arrivano dritte dritte dall’oceano!). Arriviamo alla foz del Douro, io con circa cinque strati addosso, rimetto e ritolgo, in ordine sparso: sciarpa, cappello, giacca, cappuccio, occhiali da sole. E cerco di tenere (assolutamente invano) una forma dignitosa ai capelli. Preparate abbigliamento a cipolla e zaini previdenti, a prescindere dalla stagione! Non resta che ributtarsi sul cibo, che qui non si sbaglia veramente mai, nel quartierino sul mare troviamo il Mercado da Foz, consigliato dalla Lonely, popolato solo da allegri locali.

Pomeriggio piovoso a perderci per le viette del quartiere Miragaia, ci salva il Centro Portoguês de Fotografia, grande, piacevole da visitare e con ingresso gratuito; strappiamo poi uno scatto panoramico dal Miradouro da Vitória!

Mi mancano diverse cosette da vedere, ahhh, ma io ci tornerei eccome!