2024: Helsinki e la Lapponia finlandese
Per i finlandesi rilassarsi a casa è il top. Si chiama Kalsarikännit: l'arte di dedicarsi al relax tra le mura domestiche, magari proprio alla fine di una giornata pesante, intensa e stressante, indossando indumenti comodi, facendo quello che più piace e senza nessuna intenzione di uscire. (ndr: ettecredo, con quelle temperature artiche che si ritrovano!)
Helsinki, la capitale del Paese che incredibilmente vanta per la settima volta a fila il primato di avere il popolo più felice al mondo, certamente per il welfare e i servizi che lo Stato sa offrire, non è tra le più belle che io abbia visitato nel Nord Europa. Eppure, un po’ perché era nevicato il giorno prima del nostro atterraggio - e si sa che la neve rende più bello qualsiasi paesaggio - un po’ perché dappertutto c’erano lucine e decorazioni natalizie, ho trovato degli spunti interessanti, a dispetto delle previsioni più nefaste.
Dormire in uno studentato nel quartiere di Töölö si è rivelata una buona scelta, l’opzione prenotata (nota bene: ad agosto!) con Booking comprendeva tutti i servizi, sauna comune e colazione a buffet incluse. La struttura era vagamente sovietica, un po’ spartana, ma più che valida per essere accogliente e rifornirci di tutto il necessario, anche per una comodissima cena in appartamento.
La prima sera, arrivati sul tardi e parecchio infreddoliti con un Huber dall’aeroporto, siamo usciti a cena in una delle catene più note nella capitale, Green Hippo, a sei minuti a piedi dalla nostra camera. Ottimo per l'atmosfera del locale e soprattutto la qualità/prezzo!
Il risveglio al primo giorno è stato fortunatissimo: neve a terra, paesaggio immacolato, cielo blu. Abbiamo optato per ‘The Complete and Original Free Tour of Helsinki’, così abbiamo anche potuto fare una sosta lungo il tragitto a piedi alla Chiesa nella Roccia, piuttosto nota. Peccato fosse chiusa, l’abbiamo vista solo dal di fuori: acc, bisogna sempre ricordarsi di controllare gli orari, che qui possono essere ‘strani’, o quantomeno diversi da quelli a cui siamo normalmente abituati. Il free tour è stato bello e ci ha fatto vedere buona parte di quella che è la zona centrale della città. La guida, in inglese, era uno studente di ingegneria di origine rumene, simpatico e ben ‘rifornito’ di un sacco di informazioni e aneddoti, che poi sono sempre la cosa che piace di più.
Abbiamo visitato la cattedrale luterana, Helsingin Tuomiokirkko e la Piazza del senato. Record mondiale di salita dei gradini: 5 secondi. Probabilmente non sarà stata ghiacciata come quella che ci siamo trovati davanti noi! Dall’alto dei gradini della cattedrale, la vista sulla National Library of Finland, Kansalliskirjasto, imponente.
Ci siamo quindi spostati a visitare la cattedrale ortodossa, Uspenskin Katedraali, ma non siamo potuti entrare perché c’era una funzione ecclesiastica in corso. Alle nostre spalle il Finlandia hall, interamente fatto di marmo bianco di Carrara (il marchio di fabbrica del mitico Aalto), che però tollera poco e male il clima scandinavo. E così i finlandesi pagano una sovrattassa di manutenzione annuale.
Ci spostiamo verso il porto, sullo sfondo la SkyWheel: vince chi trova la prima SkySauna al mondo. Veramente incredibile. Vista icebreaker cruises sullo sfondo e foto di rito alla storica nave faro, rosso fuoco, oggi adibita a bar/ristorante.
La Sea Pool, con questi matti che camminano in costume da bagno che manco fosse il 15 agosto, è veramente molto, ma molto nordica, sicuramente per cuore e polmoni temprati e glutei belli tonici. Bella, anche solo da vedere da fuori, ti immergi veramente in un pezzo di vita che sai essere assolutamente tutto loro. Come dire: Paese che vai, cultura che trovi. La sauna pubblica dove avremmo voluto andare era chiusa il martedì, che era l’unico spazio che avevamo libero. Peccato, abbiamo usufruito di quella del nostro alloggio, divisa per umini e donne.
Resta imperdibile la piazza del mercato, con sosta pranzo d’obbligo al mercato vecchio, Vanha Kauppahalli. Pittoresco, cibo nazionale, ma non solo. (ndr: ma la renna no, quella non mi avrà mai!)
Giretto per la via dello shopping natalizio e infine a Kansalaistori Square, dove ci si può perdere per un intero pomeriggio nella Helsinki Central Library Oodi. Io giuro che ci ho lasciato un pezzo di cuore. Le macchine per cucire, i videogames, la zona relax della caffetteria e libri, libri, libri a profusione. In tutte le lingue, ne ho trovati persino in italiano per bambini.
Il posto ideale per trascorrere una domenica, un po’ come tutte le Library che mi è capitato di visitare nel Nord Europa, ma questa devo dire che le batte veramente tutte: calda, cozy, dotata di ogni comfort, silenziosa o conviviale, puoi scegliere semplicemente tu come vivertela.
Dietro di noi la Camera del Parlamento, Eduskuntatalo, una struttura neoclassica, il cuore politico della Finlandia. E a lato della biblioteca il Kiasma museo, di arte moderna.
Il secondo giorno abbiamo visitato parte dei quartieri intorno alla zona centrale: Töölö - che poi era quello in cui dormivamo - e gironzolato per Ullanlinna, Punavuori, Kamppi.
Sosta al caffè Regatta, per le migliori cinnamon rolls: il bar più famoso di Instagram (e direi pure di Helsinki!). Un posto minuscolissimo dai muri rossi e col tetto spiovente, un ex capanno da pesca. Accogliente quanto basta e al profumo di cannella.
Giretto e foto a Huvilakatu street, la strada finnish con le case colorate. Io felicissima di perdermi nel quartiere di Punavuori, conosciuto per la second hand (che notoriamente adoro!) e i negozi del Design District.
Alla fine del pomeriggio, anche per stare un po’ al calduccio, abbiamo visitato il museo Amos Rex, arte contemporanea e underground: vale anche solo la location, sotto una vecchia stazione degli autobus.
E il giorno dopo ci attende il trasferimento verso la meta più ambita, la Lapponia.
Arrivati sotto un’incredibile nevicata, le renne ci attraversano la strada mentre lo shuttle del nostro alloggio (già prenotato online dall'Italia) ci trasporta dall’aeroporto di Ivalo a Inari, la nostra meta. Paesaggio mozzafiato. Cuore a mille.
Eravamo stati previdenti e ci eravamo prenotati l’indomani per l’husky safari, ci hanno accettato come ultimi due partecipanti, ergo: vale sempre la pena muoversi per tempo. I cani non vedono l’ora di tirare nella neve, io seduta sulla slitta, il mio lui alla guida e tutti in fila ordinata a seguire la guida lappone che ci ha dato le istruzioni per l’uso pre partenza.
Dopo un’ora e mezzo di gita nel bosco innevato torniamo al campo base. Ci piazziamo intorno al fuoco a mangiare biscottti e a bere una bevanda calda al gusto di mirtillo, poi qualche coccola ai simpatici quadrupedi, che se la meritavano. Esperienza incredibile, la giornata spettacolare, neve soffice e cielo blu. Ora, fondamentale, stupido ma da ripetere più e più volte: siamo nel nord più profondo del nord. In una giornata di fine novembre. Ecco, bisogna giusto avere la accortezza, ma questo vale per qualsiasi cosa si faccia e per qualsiasi momento, di avere l’abbigliamento corretto. Il freddo comunque penetra sempre, almeno per me, e dopo un po’ si fa sentire. Tanto, a volte troppissimo. Ma tant'è. Di ritorno al nostro bungalow, d’obbligo una sauna casalinga. E poi la luce, che in fine novembre un po' si lasciava ancora vedere, una sorta di cielo che pareva un'alba più o meno tra le 10 e le 13, poi scendeva il buio - ma illuminato dalle tante lucine per le feste imminenti.
Prima notte, prime (timide) speranze. La vedremo? Ce la faremo? Non saremo venuti qui… PER NIENTE?!?! Perché nella vita si sogna sempre, guai sennò: la nostra stanchezza non è tanto del lavoro accumulato, quanto di una quotidianità fatta di routine e di vuoto. Ciò che più stanca non è lavorare troppo, è vivere senza sogni!
E io, che sognavo tantissimo di vedere le balene e nel 2015 mamma megattera e il suo cucciolo guizzavano davanti a me nei mari d’Islanda, corono il secondo sogno da viaggiatrice: l’aurora boreale, proprio qui, nel grande Nord. Una scia di milleluci verdi e rosse.
Note, che a volta mi piace far la saggia, totalmente a caso - anche quando non saprei mai spiegare chiaramente tutto il mondo astrofisico che ci sta sotto, se non che questo era uno degli anni migliori per vederle, proprio per la potenza del sole:
.abbiamo visto che non c’e’ un’aurora boreale uguale all’altra, per forma, intensità, colore;
.quando l’attività solare è molto forte, l’app ti manda una notifica, così puoi correre fuori nella notte o fotografarla attraverso il vetro del tuo bungalow finestrato, bello al calduccio;
.la vestizione, giusto per capirci, non è una cosetta del tipo: ‘metto ‘na cosa e scendo’ visto che il termometro spesso si aggira intorno ai -20.
Bene, ciò nonostante e pure con tutte le madonne che in genere volano per scattare una foto immobile in notturna senza guanti, che quelli touch screen sono clamorosamente fake, lo spettacolo è pura magia. Che siano le anime dei nostri antenati che danzano per guidarci sulla via, come dicevano gli antichi. Oppure la coda di un’enorme volpe che abita al Polo Nord che si agita avanti e indietro nel cielo, come mi ha detto il taxista. Chissà.
Vista sempre, sera dopo sera, per quattro giorni. Siamo stati fortunatissimi, lo ammetto.
Il pomeriggio del giorno successivo lo abbiamo dedicato al museo Sami di Inari. Qui ti infili proprio nella vita del popolo Sami. Vai dentro e fuori le loro casette, perlopiù tende o capanne, ti fai una passeggiatona nel bosco tutt’intorno, basta solo stare attenti a non farsi travolgere dai cumuli di neve mossi dal vento, che quel giorno era particolarmente forte, mannaggia. D’altra parte ce lo insegnano proprio loro, ‘you.must.not.be.too.hasty’ (non.devi.essere.troppo.
La passeggiata a piedi per arrivare al museo ci ha permesso di fare scatti di fotografia paesaggistica e del villaggio. Il freddo non è mai dalla tua in questi casi, va detto, ma con le giuste accortezze, una sosta per una cioccolata, un giro in un supermercato, si può fare.
Alla sera sai che ti aspetta di nuovo la tua sauna e, se sei fortunato, un altro cielo verde cangiante.
No, non ci vivrei mai e poi mai e poi mai (ho reso l'idea?!), ma era un viaggio che andava assolutamente fatto.